Il colore del vento

Un cruento fatto di cronaca, avvenuto nel 1956 in provincia di Asti, ispira la trama dell’ultima opera di Luigi Alberto Bruzzone,  Il colore del vento, edito da Le Brumaie Editore.

Le vigne delle Langhe, avvolte dalla bruma, accolgono i personaggi come una madre che cerchi di lenire il dolore dei propri figli, perché il ricordo è ancora vivo nelle cicatrici della terra.

Ai due protagonisti, un’adolescente piena di sogni e un patologo dal carattere complesso, si affianca un giovane fotografo in bilico tra disillusione e speranza; e le tre personalità tanto diverse l’una dall’altra, perché possa sembrare che qualcosa le unisca, si rivelano invece necessarie l’una all’altra, e in ogni senso.

Tutto inizia con il ritrovamento di uno strano diario che non dovrebbe essere né nel luogo né nel tempo in cui viene trovato e che, dopo vent’anni dalla tragedia, riapre il caso.

L’indagine viene affidata alla profondità e alla sensibilità dell’anziano patologo, uomo capace di cogliere nessi insospettabili e trovare conferme alle proprie intuizioni.

Questo ovviamente accade nella ricostruzione romanzata, il cui tocco emotivo è accentuato proprio dal riscatto della vita sulla morte che l’autore offre alle vittime e alla loro memoria, rendendo evitabile, almeno parzialmente, l’inevitabilità del dramma, e lo fa con grazia e umanità.

La struttura si snoda fra le pagine investigative dedicate alla ricerca di verità sepolte, la lettura del diario della ragazzina che intravede nel proprio futuro una vita felice e colma di belle sorprese, e i frammenti imperfetti, le riflessioni intimistiche del patologo sulla propria esistenza, intrise di rimpianto per le perdite subite e di un sentimento di estraneità che lo ha sempre accompagnato.

E se il mistero del Il colore del vento rimane in sospeso, la particolarità del finale sospende la brutalità dell’antefatto e trova il modo di restituire la vita grazie al dono di un’altra vita.

©2024

Lascia un commento