L’ultima Dea, oltre i confini della memoria

Da una tragica strage nazista avvenuta il 22 giugno del 1944 a Camerino, che vede l’uccisione di tredici uomini rastrellati nelle case e nelle strade per rappresaglia, documentata dagli Archivi dell’Istituto Storia Marche, si apre la narrazione di una vicenda di famiglia, dove ogni componente contribuisce, con la sua personale testimonianza, a creare un tessuto di memoria che sarà occultato per anni, a difesa di un dolore difficile da gestire.

Nel romanzo saggio di Caterina Carloni, la duplice necessità di onorare i propri cari morti per la guerra di ieri, e di comprendere i morti per le guerre di oggi, spinge l’autrice a dissotterrare il dolore per indagare, con l’aiuto di grandi filosofi, psicologi e scrittori, le misteriose cause dell’odio generatore di devastazioni e sofferenze destinate a trasmettersi alle future generazioni.

Tutte le ipotesi sono valide e non è così semplice stabilire quale sia la più incisiva.

Ecco allora venire in aiuto Elpis, la dea della Speranza, l’Ultima Dea, colei che decide di non uscire dal vaso di Pandora perché vuole custodire e proteggere l’umanità.

La Dea dona sé stessa, la sua forza di credere nella vita anche quando tanto è andato perduto. Il suo potere è grande, perché la speranza non è un’attesa inerte, ma una fiducia che spinge a cercare il senso delle cose oltre i limiti delle proprie esperienze. Nell’opera in esame, questa ricerca avviene attraverso la conoscenza degli insegnamenti Vedici, da cui trarre spunti di riflessione per progettare i nuovi pilastri della società, come l’ascolto e la cura dell’infanzia, il valore degli affetti familiari e l’educazione alla pace.

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