Misteriose cronache dal futuro

Un diario racconta, dell’essere che lo ha scritto, quelle sfumature di profondità che attraverso piccoli dettagli attestano la sua intima realtà.

Di Paul Amadeus Dienach, autore di Cronache dal futuro, non è rimasta alcuna traccia, ma si conosce quel che serve per comprenderne la sensibilità e il senso della sua esperienza di vita. L’unica testimonianza certa della sua esistenza è fornita dal  traduttore dal tedesco al greco, Georgios Papachatzis, che diviene suo allievo, quando nel 1922 Dienach si trasferisce dalla Svizzera in Grecia, negli ultimi anni della sua breve esistenza. A lui cui consegna i propri scritti, senza rivelare cosa  contengano, prima di tornare di nuovo nel proprio paese.

Solo durante il lavoro di traduzione, Papachatzis si accorge che si tratta di un diario, distinto in un prima e un dopo un certo avvenimento; elemento fondamentale per tracciare l’identità dell’opera in questione.

Siamo in presenza di una rappresentazione fantastica o reale? Scritta da chi? Dall’irreperibile Dienach o da ignoto? In entrambi i casi la storia risulta avvincente, suscita riflessioni e ispira scenari possibili.

Nel primo diario si narra la vita del protagonista, un giovane professore svizzero dal romantico spirito umanistico, che vive in un paese vicino Zurigo, cagionevole di salute e perdutamente innamorato di una ragazza che gli corrisponde ma è costretta dal padre a sposare un uomo più ricco.

Il secondo diario riprende dopo il risveglio dal secondo attacco di encefalite letargica, un’epidemia che colpisce l’Europa fra il 1916 e il 1925. Il primo attacco dura 14 giorni, il secondo un intero anno, durante il quale Dienach è ricoverato nell’ospedale di Zurigo, dove viene alimentato artificialmente.

E qui parte la narrazione più interessante.

Mentre il corpo di Dienach giace in un letto d’ospedale, la sua coscienza si risveglia nel corpo del giovane Andreas Northam, al verificarsi di ciò che gli scienziati definiranno un “avvenimento metafisico”.  Ma alla straordinarietà del fatto si somma la straordinarietà dell’epoca: siamo nel 3906 D.C.!

Inizia il resoconto di questo incredibile viaggio nel tempo, una permanenza nel futuro, dove l’umanità vive in una condizione a noi sconosciuta e che definiremmo utopistica. Una condizione pacifica, avanzata culturalmente e tecnologicamente.

A fatica, il protagonista impara il nuovo linguaggio e studia la storia del passato, scoprendo che la nostra attuale epoca, nella nuova divisione delle età, è definita preistoria. Apprende le conquiste dell’umanità che, dopo un durissimo percorso attraverso guerre e distruzioni, arriva a costruire una società libera, solidale e funzionale, rispettosa di tutti e tutto. Studia i progressi sociali ed educativi, e naturalmente è lui stesso oggetto di analisi. Resta affascinato dalla nuova geografia fisica e politica, dalla filosofia, e ancora di più dall’etica e dalla genuina innocenza dei futuri abitanti della terra.

La dettagliata descrizione delle situazioni e degli ambienti ci informa di una realtà o di una fantasia che destano stupore e curiosità ed è normale che questo dubbio o questa certezza sia risolta personalmente dal lettore a suo piacere e gradimento, perché sarà il sentire interiore a indirizzare in un senso o nell’altro.

Cronache dal futuro vede la sua prima edizione nel 1972, a cui segue nel 1979 una seconda edizione dal titolo La Valle delle Rose, entrambe volute e curate da Papachatzis, edizioni rimaste comunque sconosciute al grande pubblico. Solo dopo ventidue anni, l’editore indipendente Radamanthis Anastasakis decide di ripubblicare il testo in tiratura limitata. Ma è il giornalista greco Achilleas Sirigos che decide, più recentemente, di tradurre il testo, rivisitato, in ingles, a cui seguono traduzioni in italiano, tedesco e spagnolo.

Cronache dal futuro è un libro perfetto per gli amanti di fantascienza e di fantapolitica, per gli idealisti che sempre sono esistiti e sempre esisteranno, e per i cantastorie di tutti i tempi, capaci di stracciare il velo del tempo e dello spazio.

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