La protagonista del romanzo LA ROSA BETTINA, novella Eva, forse ancora innamorata del suo fascinoso Nicola che attrae e respinge, e pronipote ad honorem di Miss Marple con cui condivide determinazione e indipendenza, è una giovane donna appassionata della vita, aperta all’incontro con l’altro, incantata da luoghi e misteri. Al contrario però dell’eroina di Agatha Christie, temibile vecchietta dall’aria innocente perfettamente padrona delle sue emozioni, Eva Palermo si immerge nelle vite degli altri e si fa portavoce dei loro drammi, caparbiamente risoluta a risolvere gli enigmi che si presentano, per restituire giustizia a chi ingiustamente ha perso amore, denaro e dignità.

Il suo fiuto l’ha spinta verso una casa disabitata da anni. Desidera che diventi la sua casa, un posto dove reinventarsi, che ben presto però l’avvolge nel crudo realismo di eventi terribili che hanno lasciato dolorose e indelebili tracce da cui non c’è modo di sfuggire e che le si imprimono nella mente e nel cuore.
Molte cose si rivelano essere diverse da come sembrano, non solo i fatti raccontati e le sue supposizioni, ma la sua stessa vita, il suo passato che si riempie di ombre inquietanti. Tanto viene rimesso in discussione ed è facile passare dall’entusiasmo e dall’ottimismo che rappresentano le note caratteriali della protagonista, alla frustrazione e ai sensi di colpa che si sviluppano nello svolgersi della narrazione, e in particolare a quel senso di colpa che bisogna imparare ad affrontare per lasciarlo andare, per vedere cosa è nelle nostre mani e cosa non lo è.
Il filo che lega la storia del passato al presente, e lo intreccia e lo avvolge con il profumo e i colori di un fiore speciale, è la Rosa Bettina, creatura delicata ma forte, eterna ma fugace, enigma e soluzione. È con lei che l’autrice, Maggie Van der Torrn, inizia la storia ed è con lei che la termina, anche se il termine non è che un aperto e possibile divenire.
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