Non è un paese per rocker è una storia d’amore, d’amicizia e di musica ambientata a Roma, che si snoda negli anni novanta e vede protagonisti quattro ragazzi e una ragazza dai caratteri decisi e diversi, ma uniti dalla medesima passione, che per una manciata di tempo intrecciano i loro destini con l’intento di realizzare il sogno di diventare una band rock.

Non è un bagaglio leggero quello che pesa sull’anima, ma ognuno con la sua rabbia, la frustrazione e il bisogno di sentirsi vivo è abitato dalla fatica del bruco impaziente che ha urgenza di scoprirsi farfalla.
Lungo la strada verso il successo, non ambito per mera ambizione egoica ma perseguito come missione per far conoscere e apprezzare il rock, un genere che sembra non trovare spazio nel mondo latino più propenso alla melodia, affiorano contrasti e divergenze personali che portano a cadute e influenzano il flusso artistico.
Giorgia Sbuelz, nella sua scrittura poetica e magicamente pittorica, non risparmia i risvolti amari e i lati oscuri dei personaggi che, lanciati nei perseguimento dell’obiettivo, mascherano a sé stessi quelle piccole miserie umane, che pure è necessario attraversare per imparare come, se si vuole, sia possibile emanciparsene. L’autrice sa farceli guardare con grazia e senza giudicare, sa farceli amare anche quando le strade deviano e le persone si perdono, perché quel qualcosa di candido che fa palpitare il cuore scorticato del rocker ha il potere di illuminare le verità più semplici, quelle che tutti, rocker o no, andiamo cercando.
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