Come ti chiamavi? E la mamma, chi era?

Sembra un pomeriggio sereno, solo un po’ grigio, con un venticello che mitiga l’afa pomeridiana e alza nuvole di polvere sui frequentatori di Villa Pamphilij.

Poi, alla fine del grande viale che conduce al Casale dei Cedrati, appare uno spiegamento di forze dell’ordine, polizia, vigili del fuoco, agenti in borghese, scientifica che delinea la zona con il nastro giallo e fa rilievi.

Vengo a sapere di un bimba trovata morta, di un’età fra i sei e i dodici mesi, con fratture al braccio e alla mano, abbandonata sotto i cespugli. Più tardi, avrei saputo del ritrovamento del corpo di una donna, probabilmente la madre, dalla parte opposta del grande viale.

La cronaca ne comincia già a parlare e tanto ne parlerà domani, fino a quando non si conoscerà il decorso dei fatti, di quelli che appaiono due terribili delitti.

E’ una cosa difficile da digerire, e il contrasto stridente fra la tragedia e un luogo che rappresenta la pace e la bellezza è assordante. Ma la cosa che pure lascia sorpresi è vedere come alcune persone, certamente non tutte, nonostante sappiano dell’accaduto, continuino a ridere e scherzare, a fare picnic sull’erba, poco distanti dalla zona delimitata dal nastro giallo.

Ci commuoviamo per la Marinella di De André, e per questa bimba, no? Rimaniamo ad asciugarci le lacrime davanti allo schermo che manda in onda il funerale di qualche vip, e per questa donna, il cui corpo è racchiuso in un sacco, no?

Ci si è anestetizzato il sentimento? Il cuore ha smesso di battere il suo calore?

Un minuto di pietà, signore e signori, per queste sventurate creature. E che si sia credenti o meno, una preghiera per la loro anima.

Elisabetta Mastrocola

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