SCRITTRICI IN GIARDINO di Adele Cavalli è arrivato quasi per caso sulla scrivania e proprio in primavera, la stagione migliore per essere letto. Ma in fondo, tutte le stagioni, foriere di colori, profumi e atmosfere di luce d’ombra sono perfette.

Nell’opera, che celebra l’incontro armonioso fra letteratura e natura, la ricerca meticolosa dell’autrice mette in evidenza, attraverso cenni biografici, l’importanza del giardino nella vita e nei lavori di grandi scrittrici che, non solo ne hanno tratto ispirazione ma hanno contribuito a farlo nascere e crescere, curandolo con entusiasmo e passione con la stessa energia e tenacia dedicate alla produzione artistica.
Vissute fra il 1775 e il 2001, Colette, Emily Dickinson, Vita Sackville West, Mary Annette Beauchamp (Elizabeth von Arnim), Edith Warton, Marguerite Yourcenar, George Sand, Karen Blixen, Eudora Welty, Jane Austen, provenienti da famiglie colte e agiate e in seguito a matrimoni o successi letterari, creano e vivono in oasi di pace e bellezza dove il loro animo sensibile può più facilmente predisporsi all’ascolto del mondo interiore e all’esplorazione delle istanze che lo muovono e che offrono nutrimento e sostanza alle creature di fantasia, i personaggi dei romanzi che accompagneranno le nostre letture.
L’attenzione al mutamento delle stagioni, all’albero maestoso e al più tenero bocciolo apre le porte al fiorire della propria coscienza.
Quando Colette scrive:
Avevo già una tale passione per l’alba che mia madre me la concedeva in premio. La convincevo a svegliarmi alle tre e mezzo e mi avviavo con due panieri vuoti, uno per braccio, verso i terreni fertili annidati nello stretto solco del fiume, verso le fragole, il ribes nero e il ribes rosso e peloso … alle tre e mezzo tutto dormiva in un azzurro primordiale umido e confuso … su quel viottolo e a quell’ora prendevo coscienza del mio pregio, di uno stato di grazia indicibile e della mia complicità col primo alito di vento, col primo uccello, col sole ancora ovale deformato dal suo sbocciare …
scorgiamo nella bambina che è stata, l’adulta che diventerà.
Viene da chiedersi come sarebbe stata l’arte di queste grandi se non avessero mosso i loro passi fra i sentieri di campagna, circondate dai profumi delle erbe odorose e dalla fragranza delle fioriture, ispirate dal silenzio palpitante del bosco con la luce del sole che filtrando disegnava ragnatele luminose.
E viene da chiedersi come il nostro vivere nel cemento degli spazi chiusi, incapsulati nel traffico cittadino, assorbiti dagli schermi del PC e del cellulare, non solo stia togliendo ossigeno al nostro respiro, ma soffochi la nostra anima sottraendole poesia e natura, cibi essenziali per penetrare e comprendere l’animo umano nella normalità del quotidiano e nella straordinarietà dell’arte.
Questo gradevole e prezioso libro si rivela essere un promemoria urgente, un appello delle signore della letteratura alla nostra sensibilità perché la cura del giardino, benefica per chi la pratica, esprime il giusto riconoscimento alla terra con i suoi giardini, i suoi boschi, i suoi immensi spazi verdi, ed è un invito a rispettare e amare la Grande Madre Natura.
Oggi, le magnifiche dimore e gli splendidi giardini sempre fiorenti e pieni di vita sono diventati musei, tranne la tenuta francese di Edith Wharton, che è diventata una proprietà privata, e purtroppo la grande tenuta di Mary Annette Beauchamp (Elizabeth von Arnim) distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e abbandonata a sé stessa.
Una nota a parte riguarda Karen Blixen. La casa in kenia e la casa in Danimarca sono state trasformati in musei ma l’immenso parco di Rungstedlund, per sua volontà, è diventato una riserva naturale per gli uccelli, un luogo per loro sicuro e protetto.
… perché tutti devono avere la possibilità di volare liberamente in giro per i boschi a cui appartengono.
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