L’intelligenza di una donna felice

Sono tante le cose che impediscono alle persone sensibili e sincere  di poter esprimere sé stesse, e anche se le situazioni cambiano secondo le epoche, a causa di diversi costumi, consuetudini e abitudini, il problema rimane lo stesso.

Il coinvolgimento familiare non ha in apparenza il medesimo segno di obbligatorietà, la differenza di status non appare forse tanto netta o sembra più facilmente modificabile ma, inevitabilmente, all’interno di determinati ambiti via via ridefiniti per evoluzioni e trasformazioni sociali e personali, i confini da non valicare ed entro i quali muoversi continuano a condizionare e a determinare scelte.

Ingeborg Bullivant Dremmel, la protagonista di La moglie del pastore, di Elisabeth von Arnim, aderisce perfettamente al caso. È una giovane donna sensibile e sincera, desiderosa di essere d’aiuto al prossimo  e condividere la sua gioia di vivere. Il riconoscimento del suo impegno e delle sue attenzioni, e la fatica con la quale si slancia verso gli altri, non solo è continuamente disatteso, ma anzi si tramuta in sfruttamento e manipolazione; e quando la vita la mette di fronte a imprevisti a cui non può sfuggire, questi diventano improvvisi trampolini di lancio per più imprevedibili spiragli di libertà.

Tre sono le persone che la cercano e la desiderano al solo scopo di nutrire i propri egoistici interessi: il padre, il marito e l’amico, a cui lei, in modi fortuiti e appoggiandosi quasi per caso a provvisori sostegni, sui quali però non risulta opportuno trattenersi, cerca di sfuggire; e non va meglio con la madre, la sorella, la suocera, le conoscenti.

L’autrice, con grande ironia, riesce a donare alla sua protagonista una forza che abita la fragilità e un coraggio nascosto dalla paura, e lo fa senza che Ingeborg perda nulla della spontanea meraviglia con la quale guarda al mondo, alla natura e agli esseri umani.

La moglie del pastore pur essendo stato scritto nel 1914, rimane attuale nel suo significato più profondo perché, oggi come allora, è un’illusione pensare che non sia l’atteggiamento da mantenere in pubblico a condizionare il nostro comportamento. Ha cambiato modalità, ma nasconde ancora quei bisogni di compiacere, essere accettati e amati che non si estingueranno mai. Motivo per il quale si accettano ricatti emotivi e psicologici.

La grandezza della dolce e candida Ingeborg sta nella sua capacità di sottrarsi, lei, creatura svantaggiata dalla sua condizione di non avere che pochissimi diritti, modesta cultura e scarsa esperienza, alla prepotenza coercitiva di individui provvisti di tutti i diritti concessi e avvalorati dalla società, esperti e indottrinati. Ma Ingeborg si sottrae, semplicemente, ragionando con la sua testa.

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