La stasi, la pausa, per ogni scrittore potrebbe sembrare un inciampo che nell’anticamera del pensiero si traduce nella parola crisi. Invece è uno dei momenti più fecondi. L’importante è avere il coraggio di ascoltare il silenzio e abitare il vuoto; condizioni indispensabili affinché arrivi qualcosa di nuovo e di diverso rispetto a ciò che è stato pensato, scritto e detto in passato. Questo misterioso momento di buio rappresenta la stagione invernale. È l’autunno/inverno dello scrittore.

Comincia con quei momenti di malinconia mista a insoddisfazione in cui si è alla ricerca di qualcosa ma dove sembra che qualsiasi cosa non sia quella giusta, che tutto annoi, che tutto si areni sulla prima spiaggia. In realtà, si vive ancora dei frutti della passata stagione creativa, il cui eco non ha finito di riecheggiare le parole rivelate dai sensi, ma sono echi che perdono vigore e il cui ripetersi non dona più alcuna emozione. Hanno vissuto ma sono passati e non nutrono più.
In quel momento, l’autunno con l’abbaglio dei suoi colori accesi ammorbidisce la volontà per esortare a incontrare l’inverno, verso il quale non si vorrebbe andare. In inverno tutto si spegne, il colore si scioglie nel bianco accecante che lacera tutto lo spazio per cederne appena un po’ al nero improvviso. Il freddo invita i corpi a coprirsi di indumenti e l’anima ugualmente si copre di strati d’introversione. Se non fosse per la frenesia del mondo artificiale che assorda con richieste di partecipazione, si abbraccerebbe il silenzio della grande notte per ascoltare i sussurri più lievi, il crepito della legna che arde nel camino, lo scricchiolare dei passi che frantumano il ghiaccio, il ritmo cadenzato della pioggia che oscilla dal tumultuoso all’impercettibile, perché è proprio allora che una voce sottile richiama all’attenzione di percezioni interiori.

Lo scrittore la riconosce immediatamente. È la sola che calmi l’ansia e annulli il senso di disorientamento. Lo conforta, lo rassicura, lo accompagna nella dimensione dove potrà ricevere i semi lasciati per lui dall’estate e conservati dall’autunno che li ha custoditi con rispetto per cederli, al momento opportuno, al grembo dell’inverno dove potranno sostare al riparo dalle luci abbaglianti. L’unica luce concessa è quella che non ferisce gli occhi ma accarezza la pelle e permette, nella tranquillità di quel luogo protetto, che il velo che separa il mondo visibile dal mondo invisibile cada e si riveli finalmente il magico mondo della fantasia affollato da tutti quei personaggi che lo scrittore stava aspettando, e dove scopre di essere arrivato, senza accorgeresene, a un appuntamento. Anche loro lo stavano aspettando.
Ed ecco che l’autunno/inverno dello scrittore rivela la sua peculiarità e il suo essere una fonte abbondante di semi. Non sappiamo quale di loro matureranno, ma quell’unico che riuscirà avrà compiuto la sua missione. Nella stagione a venire sarà diventato un romanzo, una poesia, un semplice verso … Originale e nuovo. Parafrasando I KING si potrebbe dire Invero grande è l’inverno dello scrittore.
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