Il dramma religioso dello scienziato

Nella puntigliosa e appassionata ricostruzione investigativa a cui Leonardo Sciascia si dedica, non con la speranza di risolvere il mistero ma con la certezza di avere la conferma della motivazione che ha spinto lo scienziato Ettore Majorana ad allontanarsi dal mondo, c’è un profondo bisogno di giustizia e un riconoscere non la follia, la stranezza, l’asocialità, l’incapacità di comunicare (che in tanti si erano preoccupati di sottolineare, e che invece la famiglia aveva sempre negato!), ma l’impossibilità, per questioni prettamente etiche, di continuare a sviluppare e condividere scoperte scientifiche tanto importanti quanto temibili e incontrollabili.

E che altro avrebbe potuto fare, se non scomparire?

Quando l’ambizione di chi vuole possedere e dominare il mondo è irrefrenabile, non partecipare è l’unico gesto significativo, l’unica protesta funzionale che abbia la particolarità di consegnare ai posteri la testimonianza del diritto e del dovere di sottrarsi alla violenza, alla crudeltà e alla prevaricazione di ogni tipo verso qualunque forma di vita.

Attraverso la rivisitazione dei fatti, la lettura delle personalità vicino allo scienziato, l’analisi della realtà politica, del contesto storico, attraverso i giudizi e i pregiudizi che confondono più che chiarire, Sciascia riconoscendo nel silenzio e nell’assenza il potere di risvegliare il senso di responsabilità, non può che capire e accettare la volontà di Majorana.

Majorana era religioso. il suo è stato un dramma religioso, e diremmo pascaliano. 

E che abbia precorso lo sgomento religioso cui vedremo arrivare la scienza, se già non c’è arrivata, è lo scopo per cui stiamo scrivendo queste pagine sulla sua vita. 

Ettore Majorana lascia un’eredità etica che, dopo trentasette anni, nel 1975, lo scrittore investigativo Sciascia dissotterra dalle polverose memorie della storia, per consegnarcela intatta e, anzi, accresciuta.

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