Un tempo tutto per sé


Se il mondo corre, fermiamoci.

Se si agita, calmiamoci.

Se grida, mettiamolo a tacere con un fiore, e poi sediamoci in silenzio e aspettiamo le immagini posarsi sullo schermo della fantasia, mentre le parole salgono quiete dal profondo.

La scrittura, come la creatività, si ciba di esperienza e si ferma solo quando è sazia, e il corpo, la mente e il cuore hanno bisogno di riposare, digerire e quasi dimenticare per ritrovarsi in uno spazio affrancato da qualsiasi influenza, dove il tempo si arresta e scompare, dove quello che resta è un tempo tutto per sé.

È la meravigliosa dimensione del ricercatore, indispensabile per cogliere l’impulso, seguire il guizzo dell’intuizione, prendersi cura della sensazione.

Se Virginia Woolf scrive del bisogno di una stanza tutta per sé, Isabel Allende, nel libro intervista curato da Celia Correas Zapata, pubblicato da Feltrinelli, afferma

Ho bisogno di almeno otto ore al giorno di solitudine e silenzio


Aggiungerei, anche, di ozio. Di quello stare lì a seguire le nuvole che vagano sopra la testa o ad osservare un cielo pacato, vasto e libero che si contrappone al movimento incessante e rumoroso del quotidiano indaffarato, tranquilli con le ore rubate, per godere del lusso, senza sentirsi assenti, di stare con sé stessi a scrivere del mondo ascoltato da dentro.

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