La fine di un’estate all’inizio del mondo

Isolare il rumore, sciogliere l’ansia, liberarsi dalle richieste improprie di tutte le istanze che gridano le proprie ragioni, e riscoprire la fine dell’estate con la sua calda dolcezza e i suoi colori appassionati di audaci e forti contrasti.
È il momento di lasciarsi cullare dai versi di una poesia dal sapore antico, con i campi d’oro puntellati dal rosso dei papaveri, con la vendemmia che raccoglie uva e famiglia e il profumo portato dalla brezza, ancora delicata, che accarezza i prati fioriti.
Basta una poesia per rievocare la natura incontaminata che abbiamo perduto e che tutti rivogliamo indietro intatta, così come era apparsa all’inizio del mondo.
Una poesia ripetuta par coeur come un mantra, come una preghiera agli spiriti amici che accompagnino e sostengano tutti i nostri sforzi affinché l’aria sia di nuovo e per sempre fresca e leggera, l’acqua sia di nuovo e per sempre trasparente e pura e la terra sia di nuovo e per sempre fertile di bellezza e di bontà.

 

Vi è un piacere nei boschi inesplorati
e un’estasi nelle spiagge deserte,
vi è una compagnia che nessuno può turbare
presso il mare profondo
e una musica nel suo ruggito;
non amo meno l’uomo ma di più la natura
dopo questi colloqui dove fuggo
da quel che sono o che prima sono stato
per confondermi con l’Universo e lì sentire
ciò che mai posso esprimere né del tutto celare

George Gordon Byron

panoramic photo of bushes near pond
Photo by Pixabay on Pexels.com

http://www.ilpoteredellaparola.com

 

 

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