Letteratura al femminile

Alla domanda se esiste una letteratura al femminile, Sandra Petrignani risponde di sì. Lo dimostra con le autrici che cita e accoglie nel suo Lessico femminile, edito da Laterza, riportando brani che ne evidenziano l’affermazione.

Questo raccontarsi al femminile si identifica non solo con il ruolo rilevante che occupa la relazione con l’altro, amante, marito, figlio, amico ma soprattutto con il senso d’interno, concreto e astratto,  che fa da sottofondo alla scrittura; quindi la casa, gli oggetti, le persone che la abitano e la usano, e poi particolarmente quel vedere la nostra interiorità come una cabina di regia dalla quale ricevere intuizioni e consigli.

È un raccontare che evolve nel corso degli anni ma che non cambia il senso profondo del femminile e parla di donne in fuga, fragili e prigioniere, ma anche forti, sicure e determinate che tanto hanno guadagnato e altrettanto hanno perso.

Autrici diverse scavano sviscerando condizioni e stili di vita che ci portano a riconoscere parti di noi.

Incisiva la riflessione di Sandra Petrignani, riguardo la condizione della donna contemporanea, ispirata da un’opera di Jane Austen, sempre molto letta e amata:

Una volta – Jane Austen insegna – una donna doveva solo “sistemarsi” bene, fare un buon matrimonio. Era questo il suo scopo nella vita, e la società non ci vedeva niente di male. I casi di nozze che rappresentassero non solo un buon affare, ma anche il coronamento di un sogno romantico (come nel caso delle sorelle Bennett, Jane ed Elisabeth, in Orgoglio e pregiudizio) erano una felice anomalia. In tempi moderni ambire a quella stessa “buona sistemazione” è ricaduto sulle teste femminili quasi come un reato.

Sappiamo tutte che è così. Siamo in presenza di un nuovo tabù?

Diversamente ma sempre di matrimonio tratta il brano estratto da La danza dell’orologio di Anne Tyler, dove si assiste alla conversazione fra una neovedova e un divorziato in cerca di una nuova moglie che lo accudisca. Gentilmente la donna ascolta il pretendente, che si è presentato per porgerle le condoglianze, e che invece coglie l’opportunità per lamentarsi della sua difficile situazione di uomo solo incapace di risolvere le piccole incombenze quotidiane …

– Stavo pensando … – riprese lui – c’è una qualche speranza che lei possa essere interessata a venire a cena con me? Voglio dire stasera, o in qualsiasi altro momento; naturalmente potrebbe scegliere lei.

– Ah … – disse Willa.

Ci rifletté un istante.

– La ringrazio – disse – ma penso di no.

Incompresa, sottovalutata e accantonata, la voce della donna non tace ed esprime convinzioni e contraddizioni che si muovono per condurla ad elaborare quelle strategie per vivere senza lasciarsi più soffocare da una struttura sociale che l’ha offesa per troppo tempo e che ancora oggi, in altro modo, continua a snaturarla.

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