Il Piccolo Popolo di Conan Doyle

Conosciuto per aver dato i natali a Sherlock Holmes, personaggio di fantasia divenuto più famoso di lui, il pragmatico Conan Doyle, oltre che scrittore, era un fervido cultore di spiritismo; motivo che lo portò a viaggiare in tutto il mondo per tenere conferenze a dimostrazione dei fondamenti di questa disciplina occulta.

Si potrebbe rimanere stupiti del fatto che, una persona razionale come l’autore, credesse e praticasse lo spiritismo, ma lo scopo principale di tale interesse era la ricerca di prove tangibili a conferma dell’esistenza di un’unica realtà che unisse il visibile all’invisibile, con la speranza che tale conoscenza portasse ad un miglioramento della società, rendendo l’umanità più spirituale.

Venuto a conoscenza di fotografie che raffiguravano fate e folletti, scattate da due cugine – una bambina e un’adolescente – si impegnò per controllare la veridicità delle foto, coinvolgendo persone competenti in materia per assicurarsi di non essere tratto in inganno. Dal resoconto dell’intera vicenda ne seguì il libro Il ritorno delle fate

.

Passato qualche anno, le cugine modificarono le loro affermazioni ammettendo di non aver fotografato le fate, ma di averle viste. In tempi più recenti, le foto sono state definitivamente riconosciute false. Conan Doyle non lo seppe mai, o forse lo seppe altrimenti …

Fatto sta che il libro narra altri episodi, molto più avvincenti e descritti con chiarezza, raccolti da figure irreprensibili dell’epoca e ben conosciute. E’ proprio in base a queste testimonianze che l’autore pose l’accento su una semplice riflessione:

In ogni caso, queste creature sono molto lontane da noi, e la loro esistenza è, in buona sostanza, poco più importante dell’esistenza di animali bizzarri o di piante strane. Al tempo stesso, sia il mistero perenne del perché “tanti fiori sono nati per sbocciare non visti”, sia quello del perché la natura debba essere così prodiga di doni di cui gli esseri umani non possono godere, sarebbero ben presto risolti se ci rendessimo conto che esistono altre forme di vita che fruiscono della nostra stessa terra e ne condividono i doni. Mi pare quantomeno una conclusione interessante che aggiunge maggior fascino al silenzio dei boschi e alle selvagge distese della brughiera.

Coyle ebbe modo di osservare come la facoltà di chiaroveggenza fosse più sviluppata nei bambini e in alcune persone in possesso della particolare capacità di percepire vibrazioni diverse, arrivando alla conclusione che ciò che divide il mondo visibile dal mondo invisibile, che coesistono contemporaneamente e ovunque, è semplicemente la vibrazione.

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