Il giardino di Elisabeth – prima parte

Il primo libro dato alle stampe da Elisabeth von Armin, pseudonimo di Annette Beauchamp, IL GIARDINO DI eLISABETH, nasce come un diario dove riportare le pulsioni legate a un amore non segreto ma non compreso fino in fondo da coloro che la circondano.

Il 7 maggio inizia questa dichiarazione continua di un sentimento che si manifesta con crescente passione di giorno in giorno. Nella prima frase sono espressi l’inizio e la fine dell’opera: Amo il mio giardino.

Un giardino immenso compreso in una grande proprietà terriera che include boschi e campi coltivati che si estendono nell’orizzonte infinito e, naturalmente, il giardino.

Nel giardino e all’interno della casa che gli fa da supporto. e dove i mobili sono posizionati in funzione degli alberi, delle piante e dei fiori, l’autrice esplora il suo mondo interiore e lo confronta con le visioni di familiari, amici e conoscenti regalandoci le sue riflessioni profonde e sorprendentemente moderne e libere. Leggere Elisabeth von Armin regala respiro all’anima e soddisfazione al pensiero perché fra le righe emerge sempre quel rispetto per le differenze di opinioni, anche quando queste sono molto lontane dalle opinioni della scrittrice, ma soprattutto quella libertà di non esserne intaccati nell’umore e nella gioia di vivere, che quando sono a rischio vengono immediatamente ristabiliti grazie all’incontro con gli amici veri: gli alberi.

Cosa penserebbe Elisabeth, vedendo l’ecocidio che si sta compiendo oggi nelle nostre città, e che è perpetrato da chi dovrebbe amare ed esaltare la vita e la bellezza?

Viene da pensare che fonderebbe, insieme ad altre grandi donne e scrittrici del passato e si spera anche delle contemporanee, una nuova frontiera del femminismo per riunire le radici dell’antica religione matrifocale della vecchia Europa  ai germogli di un femminile che sappia vedere nel mondo naturale, la casa di tutti, esseri umani, animali, vegetazione e cristalli, perché la relazione della donna con la Natura, con la Terra, è una relazione sacra.

In un passo del diario/romanzo, dove si racconta di un giovane e distratto guardiano delle mucche che si addormenta, e che viene punito come oggi fortunatamente non si oserebbe fare, e almeno in questo un progresso c’è stato, Elisabeth fa comprendere il valore e il rispetto dovuto al meraviglioso mondo naturale:

Ma fare il guardiano di vacche dev’essere un lavoro deprimente per un giovane forte e di poco cervello; solo chi ha l’immaginazione di un poeta dovrebbe farne una professione.

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