Manoscritto – scritto a mano

L’emozione che scorreva sul foglio e s’impadroniva di Jane – Austen – quando intingeva la penna d’oca nell’inchiostro per catapultarlo velocemente sulla carta di marmo dove raccontava di Emma, di quello che proprio in quel momento stava pensando, di cosa avrebbe detto a Mister Knightley, non l’abbandonava fin quando non avesse intuito la risposta di lui.

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La penna sospesa fra le dita, senza più il peso che ne rammentasse la consistenza, nell’ennesima rilettura delle righe già scritte, che non lo soddisfacevano ancora, rallentava a dismisura quel tempo, alla cui ricerca, Marcel – Proust – non poteva smettere di dedicarsi.

La mano indolenzita di Louise May – Alcott – che partorì le sue Piccole donne velocemente, ma dopo una gestazione generazionale, seguiva stoicamente le volute della grafia che come nuvole leggere si addensavano nel chiarore dei fogli immacolati.

Lo scritto a mano, il manoscritto, ha un sapore antico e perenne come di un pane appena sfornato , testimone sereno di antiche ricette, le cui fragranze riportano il profumo della terra.

Il piacere del segno, della cancellatura, del ghirigoro che la penna imprime sulla materica carta formando morbide geometrie non si esaurisce nell’azione del momento, ma si estende, come un eco, ad altre impalpabili sensazioni.

Non si tratta solo di scrivere.

Scrivere a mano è una lunga inesauribile passeggiata che non ha direzioni stabilite, ma percorsi liberi e spazi mentali estesi come oceani.

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