Teoria e pratica dell’eleganza

Elegante ed eleganza, un aggettivo e un sostantivo fuori moda o forse sempre più dirottato verso la teoria, il pensiero astratto e una visione dell’arte. Difficile adattarli alla persona e al suo stile di vita, a meno che non si abbia la sorpresa di scovarli lì dove vorrebbero nascondersi.

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Nel suo libro L’eleganza del riccio, scritto ormai nel lontano 2006, Muriel Barbery ha costruito i personaggi dell’eleganza contemporanea, quella che tace e si cela per rivelarsi solo a chi sa gustarla con la gratitudine muta di colui che ha appena assistito ad un miracolo e non sa se mai troverà le parole per spiegare lo stupore da cui è stato colpito.
Il riccio, la portiera, e la debuttante riccio, la ragazzina che riesce a farsela amica e maestra, hanno un tale desiderio di elevarsi al di sopra delle comuni aspirazioni di benessere, riuscita sociale e successo, e conoscono al contempo il piacere raffinato della vera bellezza, da riuscire a muoversi con l’eleganza e l’equilibrio di funamboli in incognito che, incontrandosi a mille metri d’altezza sopra l’abisso della mediocrità, scoprono i colori del mondo e se ne innamorano.

È sempre sconcertante scoprire che quello che credevamo il segno distintivo della nostra originalità è invece un habitus sociale dominante. Sconcertante e forse anche offensivo. Che io, Renée, cinquantaquattro anni, portinaia e autodidatta, proprio io, nonostante la clausura in una guardiola convenzionale, nonostante un isolamento che avrebbe dovuto proteggermi dalle tare della massa, e ancora nonostante questa vergognosa quarantena lontana dalle evoluzioni del vasto mondo nella quale mi sono confinata, che io, Renèe, sia la testimone della stessa trasformazione che sconvolge le attuali élite […] è uno shock da cui fatico a riprendermi.

L’eleganza del riccio, Muriel Barbery, Edizioni e/o

Il fascino di Renée, la portiera, è la sua riluttanza nel nascondere quello che altri ostenterebbero. Lei ama davvero la musica, la filosofia, la cultura giapponese, la filosofia. Ama la sostanza e non l’apparenza. Non segue nessuna moda. E la differenza è l’eleganza, il saper aderire alla bellezza per predisposizione naturale.
Il riccio si apre quando incontra altri che, come lui, amano l’essenziale, e solo allora l’eleganza passa dalla teoria alla pratica.

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