Parola di donna

donna che scrive (particolare) gerard ter borch 1655 ca.
Donna che scrive (particolare) Gerard Ter Borch 1655 ca.

 

La storia della donna ha il suo punto di svolta fondamentale nel più che remoto passaggio dal matrifocale al patriarcato. Del periodo anteriore l’attuale era rimangono tracce attraverso i miti, l’archeologia e le tradizioni ancestrali.
Nell’atavismo si ritrovano elementi di comunicazione, tutta femminile, alterati però dal condizionamento e dall’adattamento di e ad una struttura sociale non favorevole all’indipendenza dell’espressione femminile. Partendo dal conosciuto storico e dalle prime civiltà patriarcali, la comunicazione femminile non occulta è permessa e ascoltata solo occasionalmente e nel caso di donne dalla personalità accentuata, da caratteri decisi e da ideali forti. Donne che spesso, come nel caso dell’alessandrina Ipazia, pagano a caro prezzo il potere del proprio sapere.
Ciò non significa che occultamente le donne non mandassero messaggi e non avessero peso e potere sulle scelte importanti. Come recita il detto popolare Dietro ad ogni grande uomo c’è sempre una grande donna. Ed ecco allora, la musa, l’ispiratrice, la consigliera, colei che calma e cura, che rallegra e sostiene… Affinché l’uomo faccia la cosa giusta… Almeno fino a quando con un salto di secoli non raggiunga la sponda del Rinascimento, fiorisca nei colti salotti francesi del Settecento e dell’Ottocento per atterrare al raggiungimento paritario del XX° secolo, dove finalmente appaiono le eccellenze del pennello, del canto, della danza, della recitazione, della musica ma soprattutto la regina della comunicazione: la scrittura.
La scrittura al femminile e del femminile legge la profondità dell’animo umano e lo riporta con un linguaggio leggero ma mai superficiale, dove le più recondite aspirazioni, i dubbi, le problematiche, le sfaccettature di personaggi complessi offrono una visuale tipica del momento drammatico, ironico e fantastico che la scrittura maschile porge diversamente.
La Emma di Jane Austen ricalca, con una modalità apparentemente soffice, la crescita della protagonista che si adatta a nuove e imbarazzanti situazioni, non calcando mai il peso severo del giudizio senza nasconderne però gli errori.
Che dire poi, del tanto bistrattato ed equivocato Piccole donne, giudicato romanzetto moralistico d’altri tempi, ma che invece, la filosofa Luisa Muraro, nel suo articolo per La Libreria delle Donne di Milano, definisce un vero e proprio romanzo di Iniziazione che segna la fine del patriarcato? Un romanzo non di formazione, dove la società domanda e aspetta che si diventi così come viene richiesto; ma di iniziazione, per scoprire ciò che si è, per diventare ciò che si può e si vuole diventare. L’Iniziazione che percorre la strada della libertà non esteriore ma intima e personale, quella che uno sguardo ancora unicamente patriarcale potrebbe scambiare per moderazione e conformismo.
La differenza fra la dialettica femminile e la dialettica maschile arricchisce il mondo immaginifico di uomo e donna; ma come e cosa vuole comunicare la donna contemporanea? Lo stiamo cercando e lo stiamo scoprendo.
La donna, più adatta per costituzione psichica, all’introspezione, ha la grande possibilità di far emergere le ricchezze interiori custodite nel profondo di sé stessa per esprimere il proprio modo di essere, qualunque esso sia, e quando imparerà ad avere piena fiducia nella propria voce, potrà liberare quel suo desiderio di amore, bellezza e pace con il quale avvolgere il mondo, per danzare nella Natura e con la Natura, e celebrare la Vita.

Paula, il romanzo di Isabel Allende è di grande ispirazione

« … Pensavo che alle nonne tocchi il ruolo di streghe protettrici. Dobbiamo vegliare sulle donne più giovani, i bambini, la comunità e anche perché no, su questo maltrattato pianeta, vittima di tante violenze. Mi piacerebbe volare su una scopa e danzare con altre streghe pagane nel bosco alla luce della luna, invocando le forze della terra e ululando ai demoni. Voglio tramutarmi in una vecchia saggia, imparare antichi incantesimi e segreti di guarigione. Non è poco ciò che pretendo. Le maghe, come i santi, sono stelle solitarie che brillano di luce propria, non dipendono da nulla e da nessuno, perciò non hanno paura e possono lanciarsi alla cieca nell’abisso con la certezza che invece di schiantarsi spiccheranno il volo. Possono trasformarsi in uccelli per vedere il mondo dall’alto, o in vermi per vederlo dall’interno, possono abitare altre dimensioni e viaggiare in altre galassie, sono naviganti in un infinito oceano di coscienza e conoscenza»

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