La mente quieta

Nelle antiche tradizioni del passato così come nelle nuove ricerche del presente, la premessa iniziale e l’obbiettivo perseguito dall’essere umano sono rappresentati dal raggiungimento della pace interiore.
Meditazione, tecniche di rilassamento, mantra, preghiere, analisi del profondo, sogni, disciplina sono tutte pratiche indirizzate in questo senso.
A tale proposito, un contributo importante viene dall’ancestrale mondo degli aborigeni raccontato, tra gli altri, da Marlo Morgan nel suo libro E venne chiamata due cuori.
Il vero viaggio intrapreso dalla protagonista, attraversando il deserto australiano  insieme alla tribù che la ospita, si rivela un percorso di conoscenza e consapevolezza che la porta nella profondità dell’esistenza, là dove si svelano la bellezza, il senso della vita, l’identità spirituale dell’individuo.
Fra i tanti spunti offerti dall’esperienza della Morgan – vera o di fantasia poco importa ai fini dell’efficacia interiore – colpisce un’illuminante considerazione dei cicli, con il loro nascere e il loro concludersi, in cui la mente può trovare l’approdo alla tranquillità.

«… Tutti gli umani sono spiriti in visita su questo mondo. Tutti gli spiriti sono esseri eterni. Tutti gli incontri con altre persone sono esperienze e tutte le esperienze sono legami eterni. La vecchia gente* chiude il cerchio di ciascuna esperienza. A differenza dei Mutanti**, noi non lasciamo nulla in sospeso. Se tu te ne vai via ospitando nel tuo cuore sentimenti negativi verso un’altra persona e quel cerchio non viene chiuso, questo si ripeterà in altri momenti della tua vita. Non soffrirai una volta soltanto ma più e più volte finché non avrai imparato. È bene osservare e imparare a diventare più saggi in conseguenza di ciò che è accaduto. È bene rendere grazia, quello che tu chiami benedire, e allontanarsi in pace»
Non so se l’osso di quell’uomo guarì rapidamente o no. Non era possibile fare delle radiografie e lui era solo un uomo, non un superuomo, ma per me non aveva importanza. Non soffriva. L’incidente non aveva lasciato strascichi di sorta, e per quanto concerneva lui e gli altri l’esperienza era conclusa. Potevamo allontanarci in pace e, si spera, un po’ più saggi. Il cerchio era chiuso. Non c’era bisogno di dedicare all’accaduto altre energie, altro tempo e altri pensieri.

E venne chiamata due cuori, Marlo Morgan – Sonzogno

deserto1.untitledIl tempo e l’energia impiegati a pensare e ripensare, a rimuginare su fatti piccoli o grandi accaduti a noi stessi e agli altri, al singolo e al gruppo, possono essere indirizzati verso un’altra direzione più dinamica e costruttiva. La facilità con la quale ci si scrolla di dosso la responsabilità di aver causato un danno, confidando che nessuno se ne accorgerà e tutto sarà presto dimenticato e cancellato, può essere ridimensionata e corretta.
Ritornare alla saggezza che guarda oltre l’apparenza e l’orgoglio, aiuta a riconoscere la forza del perdono e permette un lucido distacco dal bisogno di riconoscenza, e forse, già da qui, con semplicità si può arrivare a percepire una vera pace interiore.
Il cerchio si chiude. La mente è libera.

*Aborigeni
**bianchi

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