IL GIARDINO DI ELISABETH … La bimba ha riscritto la Bibbia

Terza parte

Nel diario romanzato, l’aneddoto reale subisce variazioni di fantasia che offrono al lettore una maggiore libertà d’interpretazione e spingono a più curiose riflessioni. Un giorno, l’autrice di trova intrappolata nelle domande di una delle figlie. Sono domande che richiedono risposte precise, a cui è difficile rispondere perché l’oggetto in questione riguarda il tema della religione che alle soglie del ventesimo secolo è particolarmente delicato, e per motivi diversi da quelli che lo rendono delicato oggi. Ogni parola ha un peso specifico, la libertà di opinione non è un diritto, il dibattito e la discussione non sono motivo di confronto.

La bimba di aprile – è di lei che si tratta – vuole avere notizie del Lieber Gott, il Buon Dio, degli angeli e del paradiso. Dove prendono i vestiti gli angeli? Ci sono negozi in paradiso? E pretende che la madre le racconti la storia del Buon Dio.

Da dove cominciare? Elisabeth, pensando di evitare una maggiore curiosità difficile da gestire, inizia da Adamo ed Eva. La bambina ascolta con attenzione, ma ben presto dimostra contrarietà, strabuzza gli occhi e diventa tutta rossa, fino a interrompere la madre, per proporre la sua versione:

– Adesso la racconto io! C’erano una volta Adamo ed Eva, avevano tantissimi festiti (parla con accento tedesco) e non c’era nessun serpente, il Buon Dio non era arrabbiato con loro, potevano mangiare tutte le mele che volevano e sono vissuti per sempre felici e contenti. Ecco, sistemata!

Se la riscrittura della novella autrice fa sorridere, ferma però immediatamente l’attenzione su quel senso di colpa che ha afflitto l’umanità per millenni, e che continua oggi ad affliggerla spostando il suo baricentro anche su altre tradizioni e visioni recenti, non meno condizionanti.

La bambina di aprile elimina il serpente, le mele sono tante e possono essere mangiate senza paura di indigestione, il Buon Dio è sereno e, come nelle favole, Adamo ed Eva vissero per sempre felici e contenti.

La bimba, venuta a conoscenza delle tante tribolazioni vissute dall’umanità, non può placare il suo desiderio di sistemare le cose e incalza la povera madre con la richiesta di altre storie. Si preoccupa quando sente della pioggia incessante che per giorni e giorni sferza l’arca di Noè, da cui nessuno può uscire e non capisce perché Noè e gli altri non abbiano usato gli omprelli.

La fantasia è così innovativa che merita di essere esplorata da ognuno liberamente e singolarmente.

Il romanzo, il cui principale soggetto è il giardino, si rivela una fonte preziosa di ispirazione, e  questa pagina, letta più di cent’anni dopo la sua pubblicazione, fa pensare a quanto l’interpretazione dei testi sacri richiederebbe nuovi strumenti conoscitivi e uno studio da parte di tutti, anche da coloro che sono sempre stati lontani da questi temi, perché diventa sempre più evidente quanto queste storie e questi simboli riguardino la vita personale e intima di ogni essere umano.

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