L’opportunità dell’inquietudine

Nel ciclo continuo della vita dove al nascere, al fiorire e al maturare subentra il morire – come la spirale che ripresenta un medesimo anello – la pienezza appena raggiunta, sfugge fugace dalle dita, forse a causa del passaggio veloce da una fase all’altra o forse perché non si è mai coscienti del momento per essere presenti.
La memoria della pace smarrita e la ricerca della felicità nascosta nel futuro pongono domande su domande e spingono verso una soluzione all’impercettibile mutevolezza degli stati d’animo, quasi a cercare un nido accogliente, un porto sicuro, una casa calorosa. Ma, prima o poi, il nido, il porto e la casa hanno bisogno di essere abbandonati affinché la quiete non muti in abitudine.

 

 

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Ed è allora che la nostalgia e l’inquietudine rivelano il loro stimolante potenziale nella spinta ad andare avanti, nello sguardo verso profondità inesplorate.
L’acume sottile e la delicata sensibilità di Emily Dickinson ne offrono un’immagine incantevole.

Ad ogni incontro con la primavera
non so star quieta.
Sorge il desiderio antico,
un’ansia mista ad un’attesa,
una promessa di bellezza
e una gara di tutto il mio essere
con qualcosa che in essa si nasconde.
C’è il rimorso di non averla guardata abbastanza.

Di cerchio in cerchio, il percorso lungo la spirale dell’esistenza diventa più luminoso e il codice trascritto nel DNA si svolge di petalo in petalo, come in una rosa, emanando il profumo della propria creatività.

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